Il “lavoro a turni”, come è generalmente definito in letteratura, è un
fattore essenziale dell’organizzazione del lavoro nelle aziende
sanitarie, la cui modalità di progettazione e gestione non sempre viene
considerata con la dovuta attenzione, in quanto determina una
desincronizzazione delle funzioni fisiologiche, psicologiche e delle
attività sociali con riflessi negativi sulla salute e benessere dei
lavoratori e anche con ripercussioni di carattere giuridico.
A
seguito di molteplici interviste con colleghi di esperienza e di lunga
storia lavorativa sono riuscito a risalire alla meta' degli anni 60'
dove gia' allora si svolgeva un turno sulle 24 h. articolato su una
conseguenzialita' di tipo antiorario, pomeriggio, mattina e notte nella
stessa giornata seguito da due gg di riposo. Un turno strutturato cosi'
aveva vantaggi e svantaggi; un innegabile concentrazione delle ore di
lavoro a favore di piu' tempo libero, ma dall'altro piatto della
bilancia un innegabile stress bio psicologico .
Il lavoro di notte è
una richiesta anti-biologica poiché l'orologio interno al nostro corpo
favorisce il sonno durante la notte, al buio, e la veglia di giorno col
sole.L'HOMO SAPIENS ha dunque una biologia che impone un orientamento
temporale verso il giorno, in parole povere siamo animali diurni.
Il
lavoro a turni, in particolare quello notturno, è dunque un fattore di
rischio per la salute e il benessere dei lavoratori.(1)- (6)Gli effetti
diretti sulla salute a breve termine sono il cambiamento dell'umore, la
diminuzione dell'efficienza, la modifica delle abitudini alimentari e
del sonno, quelli a lungo termine sono i disturbi gastro-intestinali,
cardio-vascolari e neuro-psichici. L'età, il grado di nevrosi, le
abitudini del sonno, i ritmi circadiani , le condizioni sociali della
famiglia, il supporto sociale sono tutti elementi che individuano una
particolare criticità dell'esposizione dei lavoratori a questo fattore
di rischio. Il lavoro di notte aumenta il rischio di infortuni(anche gli
errori di produzione aumentano) per la sonnolenza dovuta all'alterato
ritmo circadiano che abbassa il livello di attenzione nel lavoro con
l'esperienza dei ripetuti micro-sonni, maggiormente se il lavoro è
monotono e ripetitivo o di "attesa". se vi è un elevato carico di lavoro
e un prolungamento delle ore di lavoro. (1a)(Il rischio relativo in
questo caso aumenta con il numero di ore lavorate, soprattutto dopo le
dodici ore). Alcuni studi parlano di alterazioni del ciclo mestruale, di
alterazioni nella sindrome pre-mestruale ma ancora, per la difficoltà
ad avere dati epidemiologici conclusivi, il discorso non puo’ essere
conclusivo.Sulle eventuali alterazioni nella vita sessuale gli
scienziati tacciono.(2)
Studi interessanti di cronobiologia hanno
posto l’attenzione sui livelli plasmatici di cortisolo, per gli addetti
ai turni si traduce in maggior incidenza di patologie psichiche ,
gastro-intestinali e associati disturbi della risposta del sistema
immunitario.
In una visione futuribile del mercato del lavoro, ma non
per questo meno certa, nei prossimi anni si verifichera’ un aumento del
numero di lavoratori che saranno impiegati in attivita’ produttive
sulle 24 H., sia per scelte economiche che organizzative e quindi
andrebbero sviluppati nuovi modelli organizzativi del lavoro che tengano
conto di questi studi al fine di sviluppare migliore compliance e
capacita fisica di supporto a questi lavoratori.
Nell’ottica di una
esperienza pluridecennale come lavoratore turnista, personalmente ho
sviluppato alcuni “sistemi” di resistenza a questo stress
bio-psico-fisico, alcune semplici regole di comportamento che negli anni
si sono affinate portandomi ad esempio a preferire un pasto al giorno
verso la meta’ inoltrata del pomeriggio, o non eccedere nel sonno alla
mattina dello smonto notte (non arrivare mai al di la delle ore 12 am),
ed altri piccoli accorgimenti per evitare di stressare ulteriormente i
tanti nostri orologi biologici.
Ognuno deve trovare di per se il
proprio “metodo compensativo”; la risposta è estremamente individuale,
anche se di per certo c’è un 30% dei lavoratori che per questioni
puramente biologiche non è fisiologicamente adatto a poter fronteggiare
questo tipo di stress fisico.
Dagli studi disponibili sono emersi alcuni fattori che incidono marcatamente sui lavoratori ai turni notturni:
La rapida rotazione
La direzione di rotazione del turno
La durata di esposizione ai turni
La rapida rotazione
Turno
regolare nell’arco di pochi gg, routionario. Il sistema di turno a
rotazione veloce non determina significative alterazioni del ritmo
sonno\veglia, vi è comunque l’aspettativa psicologica che condiziona lo
stato psicofisico del lavoratore. Diventa quindi di estrema importanza
che i turno si svolga in un tempo ristretto nell’arco di pochi gg. In
assenza di cio’ o lavoratori sottoposti ad un turno irregolare mostrano
alte incidenze di affaticamento, nervosismo ed inadeguato riposo,
maggiori incidenti sul lavoro, minore adattamento alla vita. Vi è una
netta inversione dei ritmi circadiani dopo la quinta notte, con una
netta diminuzione dell’ormone cortisolo alla mattina; mentre il picco
del ritmo della melatonina è posticipato di 7 ore. (3)
Direzione di rotazione
La
rotazione dei turni deve seguire il senso orario (mattino, pomeriggio,
notte) in questo modo si è dimostrata unqa maggior adattabilita’ psico
fisica, sarebbe da evitare un turno sincopato come quello in uso
attualmente. (4)
Durata esposizione ai turni
Risultano dati compatibili con la possibilità che sei o più anni di lavoro
turnista può accrescere il rischio di malattie coronariche nelle donne,
mentre un periodo di dieci anni ha evidenziato un aumento di rischio di
cancro al seno. (4)
ALTERAZIONI BIOLOGICHE
Gli studi selezionati prendono in esame principalmente le alterazioni che si
manifestano:
• Nel ritmo di secrezione del cortisolo sia plasmatico che salivare.
(Shinkai S., S., Kurokawa Y., Toril J.)
• Nel ritmo di secrezione della melatonina. (Humm C.)
• Disturbi del sonno –caratterizzati da alterazioni quantitative e
qualitative. (Wilson J. L.- Shinkai S., Watanabe S., Kurokawa Y., Toril J.)
• Modificazioni del modello alimentare (in seguito all’irregolarità delle
ore sonno/veglia) che si riflettono nell’alta percentuale di ulcere
duodenali, peptiche e gastroduodeniti nei turnisti. (Wilson J. L., - Costa
G., Lievore F., Casaletti G., Gaffuri E., Folkard S.)
• Nel ritmo della termoregolazione. (Wilson J. L., - Costa G., Lievore F.,
Casaletti G., Gaffuri E., Folkard S.)
• Nel ritmo della secrezione delle catecolamine con conseguenti
modificazion valori della pressione arteriosa e frequenza cardiaca.
(Shinkai S., S., Kurokawa Y., Toril J.)
• Problemi circolatori e cardiovascolari : Esiste una relazione tra
infarto del miocardio e lavoro turnista, il rischio aumenta
progressivamente quando la permanenza nel turno raggiunge i 6/15
anni. ( 5 -Wilson J. L., - Kawachi I., G. A. Colditz, M. J. Stampfer, W. C.
Willet, J. E. Manson, F. E. Speitzer, C. H. Hennekens)
• Aumento del rischio di contrarre cancro al seno nella popolazione
femminile. (Schehammer E.S., Laden F., Speizer F. E., Willet W. C.,
Hunter D. J., Kawachi I., Colditz G. A.)
ALTERAZIONI PSICHICHE
• Disturbi del ritmo sonno-veglia(Wilson J. L., - Costa G., Lievore F.,
Casaletti G., Gaffuri E., Folkard S.- Humm C., - Shinkai S., S., Kurokawa
Y., Toril J. - Venuta M., Barzaghi L., Cavelieri C., Gamberoni T., Guaraldi
G. P.
• Disturbi psichici, come ansia, depressione e nevrosi, aumento del
consumo di sostanze psicotrope, aumento del consumo di alcool e
tabacco (Wilson J. - L.Skipper J. K., Jung F. D., Coffey L. C. - Shinkai S.,
S., Kurokawa Y., Toril J.)
• Perdita dell’efficienza mentale. (Wilson J. L. – Humm C.)
• Diminuzione dell’autostima legata all’incapacità di ricoprire un
costante ruolo domestico e sociale,della sfera affettiva ed emotiva.
(Wilson J. L. - L.Skipper J. K., Jung F D., Coffey L. C.)
• Aumento dello stress e del burn-out. (Shinkai S., S., Kurokawa Y.,
Toril J. – Humm C.)
• Perdita della concentrazione mentale. (Humm C.)
• Alterazione della personalità. (Costa G., Lievore F., Casaletti G.,
Gaffuri E., Folkard S.)
ALTERAZIONI SOCIALI
• Notevoli conflitti lavoro-famiglia. (Wilson J. L. - L.Skipper J. K., Jung
F D., Coffey L. C.)
• Difficoltà nella gestione individuale del tempo. (Wilson J. L. -
L.Skipper J. K., Jung F D., Coffey L. C.)
• Gli infermieri turnisti evidenziano performance minori e meno
motivate nella cura dei pazienti. ( Wilson J. L. - L.Skipper J. K., Jung F
D., Coffey L. C.)
• Minore possibilità di dedicare tempo alle attività personali. (Costa G.,
Lievore F., Casaletti G., Gaffuri E., Folkard S.)
Secondo
uno studio americano del 2006, condotto da un gruppo di ricercatori del
National Centre for Epidemiology and population health e pubblicato sul
Journal of Marriage and Family, il lavoro notturno incide anche
sull’equilibrio dell’intera famiglia. Infatti, i genitori costretti a
massacranti orari notturni sono più stressati e depressi ed i figli sono
più a rischio di avere difficoltà sociali ed emotive.
CONCLUSIONI
La
vita lavorativa dei dipendenti della sanità si è allungata di molto,
dopo il 1992 e la legge Amato, senza pero’ tenere conto del costo
bio\sociale che coloro che lavorano ai turni avrebbero pagato; ad
informazione nei primi anni 80’ la “vita media lavorativa” di un
turnista era di poco inferiore ai 18 anni , poi si passavano gli anni
che mancavano al raggiungimento del 25esimo anno lavorativo riciclandosi
come giornalieri, abbandonando il turno, visto che la differenza di
incoming veniva compensata dal differente trattamento economico
dell’anzianita’.
Da quanto sopra esposto, si evince che per la
peculiarita’ del lavoro ospedaliero e per l’ovvia necessita’ di
garantire coperture sulle 24 ore non esiste, attualmente, una ricetta
certa per poter azzerare questa tipologia di rischio, oltre al naturale
compensazione che qualunque turnista mette in atto a livello di
controllo sui propri ritmi circadiani, ma indubbiamente molto possono
fare le amministrazioni sanitarie per migliorare lo status quo
esistente; politiche volte alla soddisfazione del personale,
monitoraggio delle condizioni e dei carichi lavorativi, partecipazione
alle scelte dei percorsi lavorativi ma soprattutto, modifica CHE è a
costo zero per le amministrazioni, portare il turno ad uno svolgimento
in senso orario, modifica che inoltre garantirebbe il rispetto della
norma UE (7) dello stacco di almeno 11 ore fra un turno e l’altro.
A
tale scopo i sottoscritti infermieri propongono un esperimento
cronobiologico di inversione dell’attuale turno Pom. \Matt., articolato
su 1 anno di tempo a partire dal 1marzo 2009, giorno dello scivolamento
annuale della turnazione , con sistema di controllo dell’andamento dei
bioritmi \ qualita’ della vita mediante apposito questionario di
valutazione a risposta multipla di “tipo Likert” con rilevazioni
trimestrali. Nel mese di febbraio 2010 , al termine della ricerca verra’
redatto e pubblicato su piattaforma web un report finale dei risultati
emersi da questo studio infermieristico.
Bibliografia:
(1) G. Costa "Disagi e patologie da lavoro a turni" in La salute dei
lavoratori della sanità, a cura di Antonio Cristofolini, Comano Terme
18-19 maggio 1989. Ed. L'Editore, Trento 1990.
(1a) Costa G. Shift work and occupational medicine: an overview. Occup Med (Lond) 2003; 53: 83-88.
(2)
Garbarino S. Lavoro notturno. Impatto sulla salute e sulla sicurezza
nell’ambiente di lavoro. G Ital Med Lav Erg 2006; 28(1): 89-105.
(3) Wilson J.L. – Shinkai S., Watanabe S.,Kurokawa Y.,Toril J.)
(4) Wilson J.L- Venuta M., Barzaghi L., Cavelier C., Gamberoni T., Guaraldi G.P.
(5) Wilson J. L., - I. Kawachi, G. A. Colditz, M. J. Stampfer, W.C. Willet, J. E. Manson, F. E. Speitzer, C. H. Hennekens.
(6) Selye H. The general-adaptation-syndrome. Annu Rev Med 1951; 2:
327-342.
(7)Risoluzione Parlamento Europeo 25\02\1999
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