MALATTIA PROFESSIONALE - ESPOSIZIONE PROFESSIONALE A CROMO
Non esiste allo stato naturale. Il minerale più diffuso è la cromite.
Nei composti aventi maggiore importanza industriale il cromo è presente in forma trivalente (sali cromici) oppure in forma esavalente (cromati e anidride cromica).
In piccole quantità il Cr trivalente è un oligominerale essenziale all'organismo per il metabolismo glicidico (coadiuva l'azione dell'insulina), lipidico, e come catalizzatore di alcune reazioni enzimatiche. Sono ricchi di cromo i grassi animali (burro). E’ presente in tracce nel fumo di tabacco.
Utilizzi e fonti di esposizione
- produzione di leghe (acciai inossidabili) (Cr metallico)
- cromatura elettrolitica
- fabbricazione dei bicromati
- edilizia (presente nel cemento)
- produzione di pigmenti al Cr, nella concia del cuoio, come mordente in coloritura (bicromato di sodio)
- conservazione del legname, processi fotografici, pigmenti (bicromato di potassio)
- anticorrosivo in acciai, depolarizzatore nelle batterie (calcio cromato)
- composizione di mattoni refrattari, pigmenti, produzione di vetri e ceramiche, catalizzatore nell'industria chimica (sesquiossido cromico)
- produzione di nastri magnetici (biossido di cromo)
- galvanoplastica (cromatura) nell'ind. automobilistica, ind. chimica, aerea, elettronica, come ossidante nelle sintesi organiche e nella produzione di catalizzatori, nella produzione di litografie (triossido di Cr)
Metabolismo
La via di assorbimento prevalente è quella respiratoria, sia per il Cr III, che per il Cr VI. Quest'ultimo può venire assorbito anche per via digerente e transcutanea (all'aggressività dei composti di Cr VI nei confronti della cute, e alla capacità di penetrare anche attraverso la cute
integra in modo da potersi legare come aptene alle proteine e dare origine ad allergeni completi si devono i numerosi casi di forme eczematose).
Quando inalato il Cr III permane a lungo nei polmoni, mentre i cromati idrosolubili passano piuttosto rapidamente nel sangue.
Dopo l'assorbimento, il Cr III è trasportato per via ematica, legato alle proteine plasmatiche, mentre nel sangue circolante il Cr VI è svelabile con difficoltà (in genere si lega agli eritrociti).
Gli organi e i tessuti di accumulo sono principalmente: polmoni, osso, fegato, milza, reni, cute e tessuto adiposo. A livello cutaneo il Cr VI può essere ridotto alla forma trivalente.
La via di eliminazione prevalente è quella renale.
Manifestazioni cliniche
La forma cromica Cr III è la sola stabile, ha effetti sistemici scarsi anche ad alte dosi, può dare pneumoconiosi ed effetti allergici; da alcuni autori, però, la forma trivalente è considerata non priva di tossicità, anzi è addirittura considerata cancerogena.
Più tossico risulta il Cr VI, estremamente irritante e caustico a livello di cute e mucose; l'azione tossica del cromo esavalente e dei suoi composti è essenzialmente dovuta al loro potere ossidante. La IARC include nella tabella dei cancerogeni umani i composti del cromo esavalente e ne indica come specifica la localizzazione polmonare.
Intossicazione acuta
- apparato digerente: bruciore e dolore addominale, vomito, diarrea; precoci lesioni infiammatorie alla mucosa orale
- rene: oliguria o anuria
- app. respiratorio: infiammazione broncopneumonica e pleurica
- fegato: alterazioni della funzione, subittero
- morte per collasso circolatorio
Intossicazione cronica
- infiammazione mucosa nasale, fino a ulcerazione, atrofia e perforazione del setto
- ulcerazioni della mucosa orale, faringea, laringea, esofagea, tracheale
- apparato digerente: come sopra
- cute: forma allergica a carattere eczematoso, forma necrotica a carattere ulcerativo
- nefropatia cronica
- colorazione bluastra della cornea
- carcinoma bronchiale
Prevenzione medica
Il monitoraggio biologico si basa prevalentemente sul dosaggio del cromo urinario (CrU).
Il CrU è un’indicatore di esposizione recente e di accumulo, prevalentemente a composti solubili del cromo esavalente; il significato dell'indicatore è in funzione di alcune variabili, in particolare del momento del prelievo. Per valutare l'entità dell'esposizione giornaliera è utile determinare il CrU all'inizio ed al termine del turno di lavoro (delta CrU), che ha il pregio di eliminare le influenze delle esposizioni pregresse.
Dopo alcuni giorni dall'ultima esposizione recente il CrU basale riflette l'esposizione pregressa; mentre al termine della giornata lavorativa permette di stimare l'assorbimento recente.
Gli indicatori di effetto, quali la proteinuria elettroforetica ed il dosaggio della beta-glucoronidasi, mancano di specificità.
Per la sorveglianza sanitaria oltre agli indicatori biologici vengono impiegati gli esami di funzionalità renali, le prove di funzionalità respiratoria ed i tests epicutanei (con bicromato di potassio).
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